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Regime fiscale per Property Manager e host

Regime forfettario per affitti brevi: quando conviene davvero?

Il regime forfettario è uno dei regimi fiscali più usati dai property manager italiani all'inizio dell'attività: aliquota 15% (5% startup), soglia massima 85.000 €, coefficiente di redditività che dipende dall'attività: 86% per il property manager conto terzi (ATECO 68.3x), 40% per l'attività ricettiva diretta (ATECO 55.20.4x). In questa guida vedi quando conviene rispetto al semplificato, gli esempi numerici concreti, e cosa cambia per un property manager rispetto a un host.

In sintesi

Aliquota: 15% (oppure 5% per nuove attività i primi 5 anni) sul reddito imponibile.

Coefficiente di redditività: dipende dall'ATECO — 86% per property manager conto terzi (68.3x), 40% per attività ricettiva/case vacanze (55.20.4x). Il reddito imponibile è quella percentuale dei ricavi.

Soglia massima: 85.000 € di ricavi annui. Sopra, si esce dal forfettario.

IVA: non si applica (né si detrae sugli acquisti).

Quando conviene: se i costi reali sono sotto la quota forfettaria del tuo coefficiente (60% dei ricavi con coefficiente 40%, solo 14% con l'86% del PM). Sopra, valuta il regime semplificato (deduzione costi reali).

Anche con un solo immobile? Sì: per un host (coefficiente 40%), sopra circa 15.000€ di transato annuo il forfettario start-up batte la cedolare 21%. Vedi confronto completo →

Come si calcola il regime forfettario sugli affitti brevi?

Esempio 1: PM al primo anno, regime startup

Property manager neo-aperto con 60.000 € di ricavi annui (es. 15 unità in revenue share):

Ricavi totali 60.000 €
Coefficiente di redditività PM conto terzi (86%, ATECO 68.3x) ×86%
Reddito imponibile 51.600 €
Aliquota startup ×5%
Imposte sostitutive da versare 2.580 €

Tassazione effettiva: 4,3% sui ricavi totali (più i contributi INPS). Per il PM conto terzi il coefficiente è l'86% delle attività immobiliari (ATECO 68.3x), non il 40% dell'attività ricettiva: il fisco riconosce forfettariamente solo il 14% di costi. Resta molto vantaggiosa nei primi 5 anni grazie all'aliquota al 5%. Importo ante deduzione INPS: i contributi versati si deducono dall'imponibile prima dell'imposta, quindi il dovuto effettivo è più basso.

Esempio 2: PM consolidato, forfettario standard

Property manager al sesto anno con 70.000 € di ricavi:

Ricavi totali 70.000 €
Reddito imponibile (86%) 60.200 €
Aliquota standard ×15%
Imposte sostitutive 9.030 €

Tassazione effettiva: 12,9% sui ricavi. Con il coefficiente all'86% il vantaggio del forfettario sta nell'aliquota bassa e nella semplicità, non nell'abbattimento dei costi: se i tuoi costi reali superano il ~14% dei ricavi, confronta col semplificato. Anche qui l'importo è ante deduzione dei contributi INPS dall'imponibile.

Esempio 3: confronto forfettario vs semplificato

PM con 70.000 € di ricavi e diverse strutture di costi reali:

Scenario costi Forfettario (86% × 15%) Semplificato (~30%)* Meno imposte*
Costi 30% dei ricavi (21.000 €) 9.030 € ~14.700 € Forfettario
Costi 50% dei ricavi (35.000 €) 9.030 € ~10.500 € Quasi pari — decidono i contributi INPS
Costi 70% dei ricavi (49.000 €) 9.030 € ~6.300 € Semplificato
Costi 80% dei ricavi (56.000 €) 9.030 € ~4.200 € Semplificato

* Confronto sulla sola imposta (sostitutiva vs IRPEF), contributi INPS esclusi: nei due regimi si calcolano su basi diverse (reddito forfetario vs reddito effettivo) e possono ribaltare gli scenari al limite, come quello con costi al 50%. Stima semplificata (IRPEF media ~30% sugli scaglioni 23-43%; le ditte individuali non pagano IRAP dal 2022). Colonna forfettario: PM conto terzi con coefficiente 86%. I valori esatti dipendono dal tuo reddito complessivo e da deduzioni/detrazioni applicabili. Verifica sempre con il commercialista.

Quali contributi INPS ha il forfettario che la cedolare non prevede?

Aprire una P.IVA in forfettario significa anche iscriversi alla Gestione previdenziale corretta. Per gli affitti brevi gestiti come attività imprenditoriale (ATECO 55.20.4x per l'attività ricettiva, 68.3x per il PM conto terzi) si tratta tipicamente della Gestione Commercianti INPS (IVS). Il calcolo dei contributi ha due regimi: fino alla soglia del minimale contributivo si paga il contributo minimo annuo; sopra il minimale si paga una percentuale del reddito eccedente. Gli importi esatti del minimale e dell'aliquota cambiano ogni anno: vanno verificati sul sito INPS al momento dell'iscrizione.

Chi rispetta i requisiti del forfettario può richiedere la riduzione del 35% sui contributi. La richiesta non è automatica: va presentata all'INPS al momento dell'iscrizione (modulo apposito) o entro il 28 febbraio dell'anno per cui si vuole applicare la riduzione.

Perché conta nel confronto con la cedolare: la cedolare secca non prevede contributi previdenziali. Quando confronti l'utile netto fra cedolare e forfettario, l'INPS è una voce di costo che esiste solo sul lato P.IVA. È questo che alza la "soglia di pareggio" sopra cui il forfettario inizia a convenire. Il numero esatto della soglia dipende dal codice ATECO usato (perché cambia il coefficiente di redditività) e dall'anno: va calcolato caso per caso con il commercialista.

Quali sono i pro e i contro del forfettario per il property manager?

Vantaggi

  • Aliquota bassa: 15% (o 5% startup) vs scaglioni IRPEF 23-43% del semplificato
  • Calcoli semplici: non serve tenere la contabilità completa
  • No IVA in fattura: ai clienti emetti fatture senza IVA
  • Adempimenti ridotti: meno scadenze fiscali e documenti rispetto al semplificato/ordinario

Svantaggi

  • Costi reali non deducibili: se hai molti costi (personale, software, marketing), il coefficiente fisso può essere meno vantaggioso del semplificato — soprattutto con l'86% del PM conto terzi, che riconosce forfettariamente solo il 14% di costi
  • IVA sugli acquisti non detraibile: tutto quello che compri (PMS, software, materiali, etc.) include IVA che resta a tuo carico
  • Soglia 85.000 €: chi cresce velocemente la supera in 1-2 anni e deve cambiare regime
  • Limiti di accesso: alcuni requisiti escludono dal forfettario (es. partecipazioni societarie, alcuni redditi da lavoro dipendente)

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Disclaimer: Le informazioni in questa pagina hanno scopo informativo e si basano sulla normativa italiana al momento di scrittura. Aliquote, soglie e requisiti possono cambiare. Per scelte fiscali specifiche, consulta sempre un commercialista qualificato. Dott.House fornisce strumenti di calcolo ma non sostituisce la consulenza fiscale.

Domande frequenti sul regime forfettario

Cos'è il regime forfettario per gli affitti brevi?
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche con partita IVA, con aliquota unica del 15% (5% per nuove attività nei primi 5 anni). Il coefficiente di redditività dipende dall'attività: 86% per il property manager conto terzi (ATECO 68.3x), 40% per l'attività ricettiva diretta (ATECO 55.20.4x) — il reddito imponibile è quella percentuale dei ricavi. La soglia massima di ricavi è 85.000 € annui. È pensato come alternativa semplificata al regime ordinario, senza obbligo di tenere la contabilità completa né di applicare l'IVA.
Chi può accedere al regime forfettario per gli affitti brevi?
Possono accedere le persone fisiche con partita IVA che gestiscono attività di affitti brevi come property manager o host professionali. Devi rispettare alcuni requisiti: ricavi annui non oltre 85.000 €, non aver percepito redditi da lavoro dipendente sopra una certa soglia (verifica il limite aggiornato), non avere quote di partecipazione in società. La normativa cambia, quindi il commercialista è la fonte di verità per il tuo caso specifico.
Come si calcola il reddito imponibile in forfettario per gli affitti brevi?
Reddito imponibile = Ricavi totali × coefficiente di redditività. Per un property manager conto terzi (ATECO 68.3x) il coefficiente è 86%: 60.000 € × 86% = 51.600 € imponibile → 7.740 € di imposte al 15% (o 2.580 € al 5% startup). Per l'attività ricettiva diretta (ATECO 55.20.4x) è 40%: 60.000 € × 40% = 24.000 € → 3.600 € (o 1.200 €). NON si possono dedurre i costi reali (pulizie, software, ecc.) perché il coefficiente li include forfettariamente.
Forfettario o regime semplificato: quale conviene per gli affitti brevi?
Dipende dai costi reali e dal tuo coefficiente. Con il 40% dell'attività ricettiva il forfettario conviene se i costi effettivi sono sotto il 60% dei ricavi. Con l'86% del PM conto terzi i costi riconosciuti forfettariamente sono solo il 14%: il confronto si gioca sull'aliquota bassa (5%/15% contro IRPEF 23-43%) più che sull'abbattimento dei costi, e con costi reali alti (personale, software, marketing) il semplificato può vincere. La scelta richiede una proiezione su 12-24 mesi, idealmente fatta con il commercialista.
Il forfettario applica l'IVA?
No. Una delle caratteristiche del forfettario è l'esonero dall'IVA: non applichi IVA in fattura ai clienti, ma di conseguenza non puoi nemmeno detrarre l'IVA sugli acquisti. Per gli affitti brevi questo significa che l'IVA sulle commissioni OTA, sui software gestionali, sui materiali, ecc. resta a tuo carico come costo. Questo è uno dei fattori che pesa nella scelta tra forfettario e semplificato.
Quanto vale il regime startup nel forfettario?
Per i primi 5 anni di attività, se rispetti certi requisiti (es. non aver svolto attività analoga nei 3 anni precedenti, prestazioni non principalmente verso un ex datore di lavoro), l'aliquota scende dal 15% al 5%. Su 24.000 € di reddito imponibile, le imposte passano da 3.600 € a 1.200 € all'anno: una differenza significativa che rende il forfettario startup molto attraente nei primi anni di attività di property management.
Cosa succede se supero gli 85.000 € di ricavi?
Tra 85.000 € e 100.000 € di ricavi esci dal forfettario dall'anno successivo. Sopra i 100.000 € l'uscita è immediata, nell'anno stesso, con IVA dovuta dalle operazioni successive al superamento. In entrambi i casi si passa al regime semplificato (applicazione IVA, deduzione costi reali, detrazione IVA acquisti) o ordinario. Il property manager in crescita deve monitorare la soglia: per un PM con 30+ unità in revenue share, gli 85.000 € si raggiungono rapidamente.
Quanto pesano i contributi INPS in regime forfettario per gli affitti brevi gestiti come impresa?
Per gli affitti brevi gestiti come attività imprenditoriale (ATECO 55.20.4x per l'attività ricettiva, 68.3x per il PM conto terzi) ci si iscrive alla Gestione Commercianti INPS (IVS). Sotto la soglia del minimale contributivo si paga il contributo minimo annuo (verifica l'importo aggiornato sul sito INPS prima di pianificare). Sopra la soglia del minimale i contributi diventano una percentuale del reddito eccedente. Chi rispetta i requisiti del forfettario può richiedere la riduzione del 35% sui contributi: la richiesta non è automatica e va presentata all'INPS. La cedolare secca, in alternativa, non prevede contributi previdenziali. Tutti gli importi e i requisiti vanno verificati con il commercialista per il tuo caso specifico.
Conviene la partita IVA forfettaria per affitti brevi sopra 15.000€?
Sopra circa 15.000 € di transato annuo, in molti scenari di volume medio il forfettario startup (5% per i primi 5 anni) batte la cedolare al 21% sul netto fiscale — con un solo immobile l'ordine di grandezza può scendere sotto i ~960 €/anno di imposta sostitutiva sull'esempio a 20.000 € della pagina di confronto forfettario vs cedolare (coefficiente host 40%). L'INPS (Gestione Artigiani/Commercianti, con eventuale riduzione 35% se richiesta) resta la voce che i calcoli frettolosi dimenticano e può ribaltare il confronto. Usa gli esempi numerici in pagina e il confronto forfettario vs cedolare, poi conferma con un commercialista sul tuo caso.